Ferrata Rio Sallagoni – Castel Drena CHIUSA

Nel territorio del Garda Trentino ci sono svariate ferrate. Sono tutte spettacolari perché hanno panorami davvero suggestivi. A Giugno del 2018 duecento metri quadrati del muro perimetrale del castello di Drena sono crollati al suolo creano un varco enorme. Dopo questo crollo si è deciso di CHIUDERE LA FERRATA RIO SALLAGONI – CASTEL DRENA, così come sono chiusi i vari sentieri d’accesso.

 

Annunci

L’Arboreto di Arco

La meta della camminata di oggi è l’Arboreto di Arco, un bellissimo giardino botanico in centro storico. Itinerario semplice e adatto a tutti anche ai bambini e ai passeggini.

Itinerario

Parto dalla piazza III Novembre in pieno centro cittadino di Arco. Con la chiesa collegiata alle mie spalle prendo via Vergolano alla mia sinistra. Cammino tra antiche case ben curate. Lungo la via conto i vari negozi di abbigliamento sportivo che ci sono e come aprono e chiudono i negozi in poco tempo. Faccio caso a questo perché passo poche volte per il centro cittadino. 

Arrivo alla fine della stretta via e giro subito a destra.  Sono in via San Bernardino e nel rione storico di Stranfora. Proseguo fino ad un bivio dove svolto a sinistra. Ora sono in via Stranfora. Adoro questo rione per le vie molto strette per i nomi non proprio comuni quali Vicolo Sasso, Vicolo Doppio, e per la vista che si ha sul castello di Arco. 

Arrivo ad una piccola piazzetta dove trovo un bellissimo lavatoio. Ora è poco utilizzato ma per anni ha fatto il suo lavoro. Proseguo quindi giro a sinistra e passo attraverso la porta di Stranfora.  Esco e mi trovo in via Fossa Grande, la strada che conduce alla bellissima valletta di Laghel punto di partenza di percorsi a piedi ( croce dei colodri di Arco) e punto di passaggio di svariati itinerari in mountain bike. 

Pochi metri lungo la strada principale, quindi alla mia sinistra trovo l’entrata del parco. Vengo spesso al parco, si trova vicino al centro ed allo stesso tempo è fuori, isolato; questo lo rende un luogo dove regna la pace e il silenzio, ed è poco frequentato.

Entro dal cancello e a sinistra noto una piccola guardiola dove c’è del materiale cartaceo che riguarda il parco. Leggo la storia e vengo a conoscenza che l’Arboreto è un’area che è stata per anni parte del Parco Arciducale voluto dall’Arciduca Alberto d’Asburgo, che stabilì la propria residenza ad Arco nel 1872. La cittadina è stata per anni considerata la “Riviera dell’Impero Austro-ungarico”, questo grazie al clima mite.

Dopo pochi passi a sinistra trovo le indicazioni per i bagni e per una zona con panche e un gazebo dove l’estate si svolgono serate musicali. Cammino lungo il sentiero ben delineato e curato. A destra e a sinistra ci sono rose che creano, grazie a sostegni di ferro a forma di U, un bellissimo pergolato.  Alla fine del pergolato a sinistra c’è un bellissimo stagno con carpe e tartarughe

Oggi è una bella giornata di Gennaio e il sole che fa capolino dal monte Stivo illumina lo stagno e le tartarughe sono lì sui sassi a scaldarsi. Ogni volta che vengo mi fermo qui a guardare le tartarughe ma soprattutto le carpe; sono tante e alcune sono davvero grandi. Lungo il sentiero trovo delle targhette esplicative delle piante arboree presenti all’interno del parco.

Salgo alcuni gradini e mi trovo nella parte alta del parco si trova una splendida limonaia. Al suo interno ci sono diverse varietà di agrumi quali l’arancio amaro, il limone il pompelmo e il mandarino. Che spettacolo!! Vicino c’è una panchina dove mi siedo e ammiro il panorama. 

Leggo il libretto che ho preso all’ingresso e vengo a conoscenza che nel giardino ci sono circa 200 specie arboree provenienti da diversi continenti. Il clima del Garda Trentino così mite favorisce la crescita di queste specie. Che bello, lo so, vivo in un posto bellissimo!!

Vado oltre le serre e trovo la mia solita panchina, dico solita perché ci vengo spesso al parco. Mi fermo sempre su questa panchina per scrivere e per ammirare il panorama che, pur essendo sempre lo stesso, ogni volta, ai miei occhi, è diverso. A lato della panchina c’è l’enorme sequoia sempreverde (Sequoia sempervirens), originaria degli Stati Uniti occidentali. 

Venne piantata nel 1875. Misura circa 31 metri ed è considerata una tra gli esemplari più alti d’Europa e più antichi. E’ davvero imponente e a mio parere è meravigliosa. Mi soffermo sempre ad ammirare e a scattare delle foto alla corteccia perché ha delle forme uniche, uno spettacolo.

Le specie più particolari che si trovano nel parco sono il cipresso di Lawson, la canfora, la sequoia, le palme che provengono dalla Cina, il sughero, l’avocado e tanti altri arbusti o alberi che provengono da un clima mediterraneo. Senza il libretto e i cartelli davanti alle specie non sarei mai riuscito ad identificare le varie specie.

E’ ora di tornare a casa. Mi dirigo verso l’entrata e, costeggiando il muro di sostegno, trovo una bellissima aiuola ricca di piante grasse. Sono nel posto ideale, sole e caldo favoriscono la loro crescita e vita. Esco dal parco e ripercorro il percorso fatto all’andata. 

Note:

Il parco è aperto tutti i giorni dalle 8.00 alle 19.00 da Aprile a Settembre, mentre da Ottobre a Marzo dalle 9.00 alle 16.00. L’ingresso è gratuito.

Chiusura temporanea ciclabile tratto Dro Ex centrale di Fies

Oggi, 13Gennaio 2019 ho deciso di andare a fare una pedalata sulla ciclabile che conduce a Sarche. Parto da Arco e percorro la ciclabile direzione Nord.  Raggiungo l’abitato di Ceniga dove pedalo sulla strada quindi raggiungo l’abitato di Dro. Proseguo seguendo le indicazioni per la pista ciclabile.

Mi ritrovo a pedalare tra i vigneti in completo silenzio, che bello. Dopo l’abitato di Dro lungo la ciclabile poco prima del bike and wine bar ho notato un cartello che indicava la chiusura temporanea della ciclabile nel tratto Dro ex centrale di Fies dal 14 Gennaio al 15 Marzo 2019.

Da questo punto per raggiunger Pietramurata l’unica soluzione è di immettersi sulla SP 84 direzione Drena quindi le indicazioni per il lago di Cavedine. Alla fine del lago si rientra in ciclabile quasi a Pietramurata quindi si prosegue per Sarche. Comunque seguite i cartelli che indicano la direzione consigliata.

Arrivando da Nord verso Sud, quindi da Pietramurata verso il Garda la deviazione avviene in ciclabile poco dopo l’abitato di Pietramurata. Seguendo i cartelli di direzione consigliata si raggiunge il lago di Cavedine quindi si scende verso Dro. Lungo la discesa seguendo i cartelli si rientra sulla ciclabile quasi a Dro. 

 

 

Cave di oolite di Massone di Arco

Il giro che vi propongo oggi è una bellissima escursione alle cave di oolite di Massone di Arco. Una bella passeggiata adatta a tutti anche ai bambini ma non ai passeggini. Ideale per fare un tuffo nella storia.

Dove si trova?

L’itinerario si trova nel Garda Trentino. Il punto di partenza e di arrivo è la località Moletta che si trova tra la città di Arco e la cittadina di Dro percorrendo la strada principale. Arrivando da Arco si trova l’unico semaforo dove si svolta a sinistra, invece arrivando da Dro si trova l’unico semaforo e si svolta a destra. Lungo la stretta stradina a sinistra si trova un parcheggio gratuito dove lasciare la macchina.

Itinerario

Parcheggio la macchina quindi prendo lo zaino e controllo di avere tutto per la camminata. Controllo di avere un cambio e la thermos del tea caldo, di avere il kit del pronto soccorso, ovviamente il GPS e la GoPro. Chiudo la macchina e accendo il GPS. Vado verso il semaforo, attendo la luce verde quindi attraverso la strada e giro subito a sinistra.

Cammino sulla strada fino ad arrivare ad un bivio dove giro a sinistra. Seguo le indicazioni per Falesia Policromuro. Un breve salita quindi un tratto pianeggiante e sono immerso tra gli ulivi. Noto il cartello che conduce alla Chiesetta di San Martino. Evito la svolta e proseguo diritto. A destra e a sinistra della strada trovo solo piante di ulivi, che spettacolo.

Affronto una breve salita e mi trovo in una bellissima valletta. La strada è pianeggiante e ben asfaltata. Cammino e a sinistra noto la falesia di Massone, una delle falesie più famose d’Italia. Mi sono informato e ci sono oltre 150 vie di ogni difficoltà e di ogni inclinazione. Ci sono vie semplici e vie con strapiombi estremi. La falesia è conosciuta ai più come Policromuro nome dato alla falesia da Giovanni Groaz e Palma Baldo, primi a scoprirne le potenzialità nella prima metà degli anni ’80.

E’ il 9 Gennaio 2019 e ci sono diversi arrampicatori lungo la parete e questo è possibile grazie al microclima mediterraneo tipico della zona e all’ottima esposizione al sole dal mattino fino al primo pomeriggio. Vivo in un bellissimo posto!!!

Cammino immerso negli ulivi ben curati fino alla prima curva a destra dove io vado diritto direzione cave di oolite di Massone di Arco. Sulla strada trovo una bacheca che mi racconta del “bosco Caproni” e meta della camminata. Cammino su fondo sterrato, una bellissima mulattiera utilizzata dai contadini che scendevano dalla montagna con carri a due ruote carichi di fieno o di legno. Con attenzione si trovano ancora i segni delle ruote.

Proseguo lungo la stretta valletta e su di un tornante a sinistra trovo la prima falesia chiamata Abissi. Mi fermo per guardare la bacheca e la foto con le diverse vie e difficoltà, non fa per me!!! Riprendo la camminata e alla mia destra trovo ulivi e sul fianco della roccia in una nicchia c’è una madonnina, che bello.

Le cave

Ulivi e ancora ulivi fino ad un tornante dove alzo lo sguardo e vedo scendere dalla roccia alcune corde, sono alle cave. Arrivo ad un bivio dove tengo a sinistra. Sono alle cave di pietra oolite  scavate nel dossi di Vastrè. La pietra estratta, detta “pietra statuaria”, veniva utilizzata soprattutto per portali, fontana e statue dato che è facilmente lavorabile

Con la pietra estratta dalle cave sono state realizzate statue che ornano il ponte Taro a Parma, la fontana di Piazza Duomo a Trento, le statue che ornano il Prato della Valle di Padova, alcune statue che si trovano nella Collegiata di Arco e la statua del Mosè che si trova nella piazza di Arco.

Davanti alla cava trovo un cartello che indica il percorso esterno per il bosco Caproni. Io entro nelle cave e affrontare il percorso al suo interno. La location è davvero molto suggestiva e direi unica. I piani di estrazione sono inclinati di circa 30° verso ovest e nel mezzo si trovano delle colonne di roccia che servivano per non far crollare il tetto. Mi fermo a guardare la roccia e vedo i segni degli scalpellini.

Dal soffitto pendono corte e ci sono rinvii nella roccia e chiodi. Le cave sono una zona dove ci sono vie di arrampicata assai famose e difficili. Strano oggi non c’è nessuno che sale. Quando trovo qualcuno che arrampica mi fermo per ammirare il gesto atletico e la forza che hanno.

Esco dalla cava e m’immetto sul sentiero che la costeggia e prosegue verso il bosco Caproni. Trovo una bacheca con informazioni utili sulla cava e sulla geologia. Salgo alcuni gradini di legno e guardando verso sud rimango a bocca aperta per il panorama. Sono proprio davanti a dove sfocia il fiume Sarca al Linfano la zona tra il Monte Brione e Torbole sul Garda. Scatto una foto e proseguo la camminata.

Il sentierino è pianeggiante e ben curato. Lungo il percorso trovo una bacheca dove vengo a conoscenza che sono in un bosco di lecci e che i muretti a secco che ci sono alla mia sinistra servivano per sostenere il terreno soprastante (fratte) che veniva coltivato. Continuo sul percorso principale direzione nord. 

Mi fermo per controllare i dati sul GPS e per scattare alcune foto al luogo. Conosco bene questo percorso ma ogni volta che ci ritorno, spesso, sono sempre emozionato e trovo sempre qualche scorcio nuovo per scattare una foto. Lungo il tragitto trovo l’ennesima bacheca che mi spiega i diversi fiori e animali che ci sono nel bosco. 

Seguo i segnavia Sat e come d’incanto mi trovo alla mia sinistra l’ingresso delle “cave alte”. Mi trovo sulla sommità del dosso di Patone. Mi sono documentato e ho scoperto che la roccia estratta veniva utilizzata per la produzione di tubi per acquedotto. Entro nella cava e come per la prima rimango sempre sbalordito dall’immensità e dal lavoro fatto.

Cammino e mi sembra di sentire il rumore degli scalpelli sulla roccia e le chiacchiere tra gli operai. Ritorno alla realtà, scatto alcune foto e quindi mi fermo su di una panchina di legno realizzata con rocce e gabbia di ferro. Esco dalla cava e sono alle ex case Caproni dove già sono arrivato con l’itinerario al “bosco Caproni” e alle trincee militari.

Arrivato alle case Caproni proseguo e a sinistra noto delle scaletta salgo e arrivo ad un primo pianoro dove trovo delle panchine, salgo ancora delle scalette e mi trovo uno slargo sempre con delle panchine e una bellissima vista verso nord, quindi sull’abitato di Dro e sulle “marocche”.

Per rientrare al punto di partenza ho diverse possibilità:

 

Pedalata lungo il fiume Sarca

Abito ad Arco, bellissima cittadina nel Garda Trentino a pochi chilometri di distanza dal Lago di Garda, il più grande d’Italia. Il Garda Trentino è considerata la patria dell’outdoor. Si posso svolgere svariati sport all’aria aperta a cominciare dalla mountain bike e dal ciclismo su strada. La morfologia del terreno permette lo svolgimento di passeggiate adatte a tutti, camminate in montagna e l’arrampicata sportiva su pareti naturali ed artificiali. Quest’ultima è l’attività che ha reso famoso il Garda Trentino nel mondo.

Itinerario 

La pedalata lungo il fiume Sarca è adatta a tutti anche ai bambini. Si percorrono strade secondarie poco trafficate e la pista ciclabile. Percorso panoramico e ricco di spunti interessanti legati alla storia e alla natura.

Descrizione

Parto da Arco, esattamente dal parcheggio situato dopo il ponte sul fiume Sarca. Esco dal parcheggio e svolto subito a destra. Pedalo rilassato e tranquillo il traffico è irrisorio. La strada e diritta ella mia sinistra trovo le indicazioni per la Chiesa di Sant’Apollinare. E’ considerata uno dei gioielli di arte sacra del Garda Trentino. Parcheggio la bici e mi fermo a guardare gli affreschi che ci sono sotto il porticato esterno.

Dopo un momento di riflessione risalgo in bici e proseguo sulla strada asfaltata. Dopo circa un centinaio di metri trovo alla mia destra le indicazioni per la piscina comunale di Arco e per il campeggio. Vado diritto e dopo una breve salita trovo una pizzeria sulla sinistra. Alla mia sinistra ho le pareti verticali dei “colodri” dove è facile scorgere spesso arrampicatori, mentre a destra campi coltivati.

Pochi colpi di pedale e a destra noto il Camping Zoo un bellissimo complesso turistico a 3 stelle. Lungo la strada fatta fino a questo punto ho incrociato solo altri ciclisti e tanti che corrono. Come spesso mi accade mi fermo a bordo strada alla ricerca di qualche scalatore sulla roccia. Se scorgo qualcuno mi fermo ad ammirare i loro gesti risalire le vie lungo le pareti verticali dei “colodri”.

Risalgo in bici e pur conoscendo benissimo il percorso riesco sempre a divertirmi. Dopo un tratto completamente pianeggiante noto a sinistra le indicazioni per l’eremo di San Paolo. Spingo la bici lungo la salita e mi fermo in silenzio per ammirare l’eremo e la tranquillità di questo posto. 

Ritorno sulla strada e continuo. Lo scenario cambia di poco alla mia sinistra il bosco e subito dietro le pareti verticali, mentre a destra, campi coltivati a mele e a viti. Mi avvicino ad uno dei luoghi che adoro, il ponte Romano di Ceniga altro punto sosta della mia bella e rilassante pedalata. 

Arrivo al ponte lo attraverso e quindi scendo nella spiaggetta che si trova proprio sotto l’arcata. Scendo dalla bici e mi siede a guardare il fiume scorrere. Penso ai chilometri che ha percorso l’acqua fino a questo punto e i pochi chilometri che la separano dal lago di Garda. Leggo alcune informazioni che trovo nella bacheca a lato del ponte e scopro che l’originario ponte andò distrutto nell’antichità e venne ricostruito prima nel 1719 quindi fu demolito durante la terza guerra d’indipendenza italiana per prevenire l’avanzata di Garibaldi in Val di Ledro, il quale peraltro non arrivò mai a Riva del Garda. Il ponte venne ricostruito nel 1868.

Risalgo in bici e riprendo la pedalata direzione la piccola frazione di Ceniga. Attraverso le case a ridosso della strada quindi allo stop giro a destra. Pedalo sulla strada principale e, dopo il campo sportivo, giro a destra. Sono sulla pista ciclabile, che bello. 

 

Costeggio il fiume Sarca direzione Arco, punto di partenza e di arrivo di questa semplice pedalata. La ciclabile è ben curata difatti pedalo senza problemi. Si transita tranquillamente in due bici e l’asfalto è perfetto. Mi piace ammirare il panorama che mi circonda. A destra le pareti verticali dei “Colodri” e il fiume Sarca mentre a sinistra vigneti e campi coltivati. 

In località Moletta di Arco trovo lungo la ciclabile al Chiosco per Matteo un bellissimo posto dove fermarsi per mangiare un buon panino con prodotti ottimi e bere una buona birra. La location è davvero unica a pochi metri dalla pista ciclabile e a forse 20 metri dal fiume Sarca anche nelle giornate più afose d’estate qui si sta bene. Ve lo consiglio; i titolari sono gentili e simpatici e preparati.

Manca davvero poco, attraverso il ponte ciclo pedonale sul fiume e davanti trovo la parete artificiale del rock master dove nel mese di Luglio si svolgono i campionati del mondo di arrampicata sportiva. Proseguo e sono arrivato al parcheggio punto di partenza e arrivo del mio giro in bicicletta.

Note

Percorso ideale per tutti, soprattutto per famiglie e bambini. Strada secondaria poco trafficata e ciclabile protetta e ben curata. Da visitare l’eremo di San Paolo e il ponte Romano di Ceniga dove c’è la possibilità di rinfrescarsi lungo la spiaggia sotto il ponte. Punti acqua al ponte Romano di Ceniga e in località Moletta di Arco dove si trova anche un chiosco per mangiare qualcosa.

 

 

 

La ciclo pedonale di Limone sul Garda a piedi

Oggi vi porto alla scoperta del percorso andata e ritorno che dall’omonimo abitato vi porta alla ciclo pedonale di Limone sul Garda a piedi.

Ciclo pedonale che è stata aperta il  14 Luglio 2018, un percorso unico che ho percorso già diverse volte in bicicletta e a piedi ed ogni volta ha qualcosa di davvero emozionante.

L’unica soluzione se si vuole camminare lungo questo bellissimo percorso è quello di lasciare la macchina a Limone e fare una bella camminata visto che nelle vicinanze non ci sono parcheggi dove è permesso lasciare la macchina. Ci sono delle rientranze lungo la strada gardesana ma c’è il divieto di sosta.

Limone sul Garda

Limone sul Garda è una caratteristico paese a ridosso del lago di Garda. Si trova incastonato tra la montagna e il lago. Una location ideale per rilassarsi e ricaricarsi. Merita sicuramente una mezza giornata per una bella visita, ma di questo scriverò nei prossimi giorni. Dopo l’apertura della ciclo pedonale di Limone, la cittadina lacustre ha visto l’invasione da parte di turisti per percorrere questo tratto.

Percorso:

E’ domenica e con Sara, la mia compagna, abbiamo deciso di provare questo percorso a piedi. Scendiamo in macchina lungo la gardesana orientale direzione Limone sul Garda fino a quando troviamo il cartello segnaletico che indica il centro. Il parcheggio è a ridosso del lago e nel periodo invernale non è a pagamento, ottima cosa.

Lì vicino notiamo il parcheggio multipiano presso il quale durante il periodo estivo vi è un punto di noleggio E-bike, da utilizzare esclusivamente per percorrere la nuova ciclo pedonale di Limone sul Garda. Le tariffe sono queste: € 20,00 mezza giornata, mentre € 30,00 giornata intera.

Chiudo la macchina indosso lo zaino e accendo il GPS. Attendo alcuni secondi quindi avvio la registrazione della traccia. Iniziamo la camminata e siamo sul Lungolago Marconi a circa mezzo metro dal livello del Lago di Garda, il lago più grande d’Italia. Lago che è situato a cavallo tra tre province; la provincia di Trento, Brescia e Verona .

Costeggiamo il porticciolo e arriviamo in piazzetta Erminia dove a sinistra c’è  il museo del turismo e l’ufficio informazioni, utile per informazioni e per avere materiale informativo. Notiamo subito che lungo la strada ci sono le indicazioni per la ciclo pedonale di Limone sul Garda meta della nostra camminata.

Costeggiamo l’edificio e siamo in Via Nova quindi giriamo subito a destra. La strada è stretta tra alte case. Camminiamo in completa tranquillità, difatti incontriamo poche persone. Lungo la strada troviamo a destra una bella piazza affacciata sul lago, piazza Giuseppe Garibaldi dove l’estate c’è una bellissima fontana ricoperta di fiori e di erba e la scritta Limone sul Garda ed ora un presepe molto grande. 

Proseguiamo chiacchierando del più e del meno. Siamo in Via Porto dove siamo attorniati da negozi e ristoranti, ovviamente oggi chiusi visto che qui quasi tutto è chiuso. Verso metà strada a destra notiamo un piccolo porticciolo, il Porto Vecchio, a mio parere una delle più belle location di Limone sul Garda. Scattiamo alcune foto quindi riprendiamo la camminata verso la ciclo pedonale di Limone sul Garda.

Passiamo sotto un porticato quindi svoltiamo a sinistra e la strada inizia a salire. Mi soffermo a guardare le targhe delle strade che sono delle mattonelle di ceramica con dei limoni sul bordo e lo stemma de comune, proprio belle. Saliamo e notiamo a sinistra le indicazioni per la Chiesetta di San Rocco, da dove si ha una vista unica sull’abitato di Limone sul Garda. Proseguiamo e camminiamo tra alti muri e alcuni accessi ai vari hotel.  

Usciamo dal paese e ci troviamo a camminare immersi tra gli ulivi e a poche decine di metri dal lago. Il percorso è un continuo sali e scendi tra alti muri di case. Notiamo anche le limonaie dove in passato si coltivavano i limoni, ovviamente.

Un breve tratto in salita e siamo sulla strada principale l’unica via di comunicazione tra Limone sul Garda e Riva del Garda. Camminiamo sul marciapiede abbastanza largo che ci regala scorci davvero suggestivi sul lago e su Limone. Manca poco per raggiungere la famosa ciclo pedonale di Limone sul Garda. Lungo il percorso di avvicinamento ci sono dei bagni chimici e lì accanto il set necessario per aggiustare la bici, una pompa un cavalletto e alcuni arnesi. 

Siamo finalmente all’inizio della famosa ciclo pedonale di Limone sul Garda. C’è poca gente così possiamo goderci lo spettacolo che la giornata di oggi ci offre. E’ il 6 Gennaio 2019 e non fa freddo anzi la temperatura si aggira sopra i 10°, mah c’è qualcosa che non va nel clima…..

La ciclabile è bella, costruita molto bene e bisogna dire che il panorama sia andando verso nord che verso sud è qualcosa di unico. Verso nord si vedono la cittadina di Riva del Garda, i paesi di Torbole sul Garda e Tenno, mentre sullo sfondo dietro il monte Brione, che separa Riva del Garda da Torbole, il castello di Arco. Giriamo lo sguardo verso Sud e il panorama che ci si presenta ai nostri occhi sembra un quadro. Siamo fortunati a vivere in un posto così.

Camminiamo e siamo alla fine della ciclabile proprio al confine tra Lombardia e Trentino, scattiamo alcune foto e quindi dopo una breve sosta rientriamo verso Limone.

Considerazioni

Il percorso che parte da Limone sul Garda e conduce alla pista ciclabile è adatto a tutti compresi i bambini e anche ai passeggini. Lungo il percorso nella prima parte si trovano attività come pizzerie e ristoranti. In estate portatevi da bere. Munitevi di macchina fotografica per immortalare panorami davvero suggestivi sul lago di Garda.

Qui trovate il video fatto il 16 Luglio 2018 in bici

Ramponcini da ghiaccio

Durante l’inverno mi piace camminare sulla neve. Adoro il silenzio del bosco e il candore che la neve mi dà un senso di pace e di tranquillità. Sulla neve ci vado con la fatbike, con le ciaspole e con gli sci da alpinismo. Adoro questi diversi modi di vivere la montagna, la mia passione.

Prima di qualsiasi escursione invernale m’informo sul percorso se è fattibile o se devo posticipare e andarci quando le condizioni sono favorevoli.

In questo articolo vi voglio presentare i ramponcini da ghiaccio che ritengo uno degli strumenti da avere sempre nello zaino durante il periodo invernale, o per meglio dire quando arriva la neve…..

Io ho quelli della Climbing Tecnology, una ditta di Cisano Bergamasco in provincia di Bergamo.

Descrizione

Come ho già detto i ramponcini da ghiaccio sono molto utili e comodi. Danno sicurezza quando si affrontano percorsi in inverno sulla neve o su percorsi ghiacciati.

I ramponcini da ghiaccio hanno 13 punte in acciaio inox. Sono molto comodi perché occupano poco spazio si ripongono in un comodo sacchetto. Indossarli è davvero molto semplice e per niente complicato anzi. Presi in mano i ramponcini da ghiaccio hanno due scritte sul sistema di fissaggio in plastica. Le scritte sono FRONT e BACK che significa DAVANTI e DIETRO.

 

Il ramponcino va inserito nella scarpa con la parola FRONT posizionata anteriormente. Inserite la parte anteriore sopra la punta della scarpa quindi allargate la fascia siliconica con le mani e tiratela fino ad avvolgere il tacco della scarpa. Controllate che la parte sotto sia ben aderente alla suola della scarpa. L’uso della fascia siliconica permette l’utilizzo del prodotto su qualsiasi tipo di calzatura nel mio caso dalle scarpe da trekking Salomon ai vari scarponi da montagna.

La parte sottostante è formata da 13 punte in acciaio inox e ha un sistema anti-zoccolo che evita l’accumularsi di neve nel caso non fosse troppo ghiacciata, quindi ci sono delle catene che con le punte evitano il rischio di scivolare. Sul colmo del piede c’è una fettuccia con velcro che permette il fissaggio ottimale del prodotto ed è riportata anche la taglia. Sul mercato ci sono disponibili 4 misure per calzature che vanno dal 35 al 47. Il mio consiglio al rientro da una bella camminata invernale è quello di asciugare per bene i ramponcini quindi una volta ben asciutti posizionarli nell’apposita custodia pronti per il prossimo utilizzo.

Prova sul campo:

Sono anni che uso i ramponcini da ghiaccio, sono pratici e comodi e sono la prima cosa che metto nello zaino. Per indossarli impiego pochissimo tempo. Ora dopo anni di utilizzo il gesto è automatico. Una volta indossati cammino senza problemi sulla neve battuta e dura e nei tratti ghiacciati. La cosa bella è che posso indossarli sia sulle scarpe da trekking come le Salomon o anche sui miei scarponi da montagna. Il peso è irrisorio. A fine giornata asciugo per bene il ramponcino da ghiaccio e lo ripongo nel suo sacchetto. Ottimo prodotto lo consiglio a tutti.

Alcune importanti note:

  • i ramponcini vanno usati solo ed esclusivamente su strade e sentieri con pendenze minime e che soprattutto non costeggino ripidi pendii o zone pericolose.
  •  usate sempre la testa quando uscite a fare una camminata, informatevi sempre prima sul percorso e ascoltate bene cosa vi dicono. 
  • non vanno per nessun motivo utilizzati per alpinismo o cascate di ghiaccio.

Eremo di San Paolo ad Arco di Trento

L’eremo di San Paolo è un luogo isolato e davvero suggestivo. E’ una meta facile da raggiungere a piedi o in macchina e per chi soggiorna nel Garda Trentino deve assolutamente andarci.

Dove si trova?

L’eremo si trova a metà strada tra la città di Arco e l’abitato di Ceniga nel Garda Trentino. L’esatta ubicazione è sull’antica strada che da Arco conduceva a Trento. L’indirizzo esatto è Via dei Legionari Cecoslovacchi. 

Itinerario

Adoro camminare, appena posso lascio la bici in garage ed esco a piedi. L’eremo di San Paolo è lungo uno dei miei soliti itinerari che adoro percorrere in autunno/inverno e ad inizio primavera.
Parto dal parcheggio situato al ponte di Arco quindi giro a destra e sono in via Caproni Maini. Alla mia sinistra la parete verticale e sopra il castello di Arco che sicuramente merita una visita per la sua storia e per la vista sulla “busa”.
Cammino sul marciapiede a lato della strada quindi prendo la prima strada a sinistra. Cammino ora su fondo sterrato tra due muri. Arrivo ad un bivio dove giro a destra. A sinistra dopo circa 100 metri si trova il monumento ai legionari cecoslovacchi.
Alla fine della stradina sterrata noto a sinistra la Chiesa di Sant’ Apollinare. Mi fermo per leggere le informazioni presenti su un pannello esplicativo. Scatto alcune foto e riprendo la camminata. Rientro sulla strada asfaltata e arrivo nella zona del campeggio comunale di Arco e della piscina.
 
Cammino e trovo poche macchine e solamente alcuni ciclisti. Alla mia sinistra dopo una breve salita una pizzeria. Alzo lo sguardo e ammiro la parete verticale dei “colodri” molto famosa per l’arrampicata sportiva, difatti tutto l’anno è facile scorgere persone che salgono le innumerevoli vie.
Continuo sulla strada asfaltata larga e ben asfaltata e alla mia destra ho campi coltivati ed oltre il fiume Sarca che nasce dall’Adamello e sfocia nel Lago di Garda a Torbole. Noto a destra dopo un tratto rettilineo l’ingresso del Camping Zoo un complesso turistico a 3 stelle.
 
Manca poco alla meta della camminata, l’eremo di San Paolo. Lungo la strada trovo a destra un ristorante e difronte una piccola cappella votiva. Lo scenario è sempre quasi uguale a sinistra il bosco e la parete verticale dei “Colodri” mentre a destra campi coltivati tra viti e meleti. A bordo strada alla mia sinistra trovo il cartello di metallo con la scritta Eremo di San Paolo, ecco sono arrivato all’inizio della salita verso la meta della camminata di oggi.
 
Salgo e sono avvolto nei lecci, il fondo è cementato e la salita anche se breve è ripida. Per favorire il raggiungimento del luogo c’è una ringhiera ad ogni lato del sentierino.
Termino la salita e arrivo in un piccolo slargo dove davanti ai miei occhi ho la parete dei Colodri, giro lo sguardo a destra e vedo l’eremo. 
Salgo la ripida scalinata scavata nella roccia e trovo l’eremo chiuso. Ritorno verso lo slargo sottostante e dopo alcune foto mi fermo in silenzio ad ammirare la costruzione.
Mi sono documentato sull’eremo ed ho scoperto che inizialmente era una piccola chiesetta con il soffitto affrescato poi venne costruita una piccola stanza che ospitò per un lungo periodo eremiti. La stanzetta usata dall’eremita durante la guerra venne usata dagli abitanti della zona come rifugio dai raid aerei. 
L’interno della chiesetta è dipinto con temi sacri e profani realizzati tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. Sulla parte sinistra c’è una scena raffigurante l’Ultima Cena, mentre, a destra, ci sono gli episodi della lapidazione di Santo Stefano e la conversione di S. Paolo.
 
E’ ora di ritornare verso il punto di partenza. Le opzioni sono due. 
La prima di rientrare lungo il percorso fatto all’andata seguendo a ritroso la strada.
La seconda è di proseguire verso il ponte romano di Ceniga quindi immettersi sulla strada direzione Arco e alla fine dell’abitato prendere la pista ciclabile che costeggiando il fiume Sarca arriva proprio al parcheggio punto di partenza e di arrivo.
 

Al bosco Caproni e alle trincee militari

Il giro che vi propongo oggi è a bassa quota nella “busa” di Arco,  percorso facile e vario. L’intento di questa camminata è di portarvi alla scoperta delle cave di pietra e alle trincee di guerra.

Dove si trova?

L’itinerario si trova nel Garda Trentino. Il punto di partenza e di arrivo è la località Moletta che si trova tra la città di Arco e la cittadina di Dro percorrendo la strada principale. Arrivando da Arco si trova l’unico semaforo dove si svolta a sinistra, invece arrivando da Dro si trova l’unico semaforo e si svolta a destra. Lungo la stretta stradina a sinistra si trova un parcheggio gratuito dove lasciare la macchina.

Itinerario

Parcheggio la macchina quindi prendo lo zaino e controllo di avere tutto per la camminata. Controllo di avere un cambio e la thermos del tea caldo, di avere il kit del pronto soccorso, ovviamente il GPS e la GoPro. Chiudo la macchina e accendo il GPS. Vado verso il semaforo, attendo la luce verde quindi attraverso la strada e noto subito il cartello Sat che mi indica il sentiero.

Il segnavia da seguire è il numero 667. Dopo un primo tratto cementato inizio a camminare su fondo sterrato con sassi e gradini. Non è difficile e la pendenza è costante. A lato del sentiero verso valle ci sono delle pietre incastonate nel terreno a delimitare il sentiero. 

Stò camminando sul sentiero che è chiamato “sentiero della maestra”. Questo tratto fa parte dell’itinerario che la maestra Caterina Tantardini Bombardelli utilizzava, quasi un secolo fa, per salire da Dro in Braila, località sopra Arco, tutte le mattine, per andare ad insegnare agli scolari del posto, una quindicina di ragazzi e bambini arcensi riuniti in un’unica classe.

Proseguo con calma e guardo per bene dove metto i piedi. Il cielo è azzurro e fa abbastanza caldo e stranamente siamo in Gennaio, come sono cambiate le stagioni, incredibile. Cammino circondato da lecci quindi entro nel bosco fitto. 

Nel bosco trovo muretti a secco e pareti verticali che costeggiano il sentiero. Esco ad un tornante verso destra trovo un bellissimo spot per fare una foto verso Nord. Nello schermo del mio iphone vedo l’abitato di Dro e le “marocche”, uno spettacolo.

Conosco il percorso ormai ho perso il conto di quante volte l’ho percorso e ogni volta rimango rapito dalla natura e dai panorami. Pochi minuti e arrivo al cartello che mi indica il percorso per il bosco Caproni e l’anello delle trincee.

Il “bosco Caproni” si estende per circa 44 ettari e dal 1996 è di proprietà del comune di Arco. Venne acquistato dall’omonima famiglia arcense, la famiglia di Gianni Caproni nato a Massone poco lontano da questo luogo e “pioniere dell’aria”.

Ignoro il cartello e vado diritto e mi trovo difronte due case. Sono in località Case ex Caproni. La prima casa quella ristrutturata è della Sat di Arco mentre la seconda è abbandonata e per evitare che la gente entri è recintata.

Svolto a destra e cammino lungo la strada che conduce alle cave di oolite del “bosco Caproni”. Entro e mi trovo nella roccia del dosso di Vastrè, rimango sempre stupefatto dal lavoro fatto dai cavatori e della loro ingegneria. Spesso vengo in questo posto mi rilassa e penso alla geologia dei luoghi dove vivo.

In queste cave si estraeva una pietra calcarea detta pietra statuaria adatta ad esser lavorata per produrre statue. Esempio dell’uso della pietra statuaria si hanno nelle statue che ornano il ponte Taro a Parma, la fontana di Piazza Duomo a Trento, le statue di Prato dalla Valle a Padova, la statua del Mosè in piazza ad Arco e alcune statue della Collegiata di Arco.

Ogni volta mi fermo all’interno delle cave in silenzio e m’immagino il lavoro la fatica nel cavare la pietra e nel trasportarla in basso, verso Arco. Oltre a questa applicazione artistica la pietra veniva utilizzata per realizzare tubi per gli acquedotti.

 

Ritorno verso il punto dove c’è il cartello che indica il percorso delle trincee e lo prendo. Cammino nel bosco ben curato solo per un breve tratto pianeggiante poi giro a destra e scendo nel bosco. Affronto due tornanti stretti scavati nella terra e dopo un tratto pianeggiante salgo il pendio e mi ritrovo direttamente nelle trincee.

Le trincee vennero costruite durante la Prima Guerra Mondiale dai comandi Austriaci per controllare la valle della Sarca.

Adoro camminare nelle trincee è una bellissima emozione e queste sono state recuperate molto bene. Nell’unico punto un po’ difficile c’è una corda per sicurezza.

Lungo il tragitto ci sono bellissimi panorami sul castello di Arco, sul Monte Brione e sul lago di Garda verso sud.

Mi fermo spesso per scattare alcune foto al panorama, potrei passare ore in questo posto e troverei sempre cose nuove su cui soffermarmi. Mi fermo per inserire alcuni punti sul mio GPS per aggiornare la cartografia del progetto OpenStreetMap.

E’ un continuo sali e scendi su fondo a volte roccioso a volte no, per nulla difficile anzi direi adatto a tutti.  Le trincee furono costruite con muretti a secco e visto il tempo che è trascorso posso dire che furono costruite con molta perizia e dedizione, un lavoro ben fatto. 

Esco dalle trincee e mi ritrovo a camminare nel bosco e lungo il sentiero trovo le indicazioni per un punto d’interesse geologico. Sul sito trovo una targa dedicata all’opera preziosa dell’alpino Bruno Perini, appassionato di geologia, che ha scoperto, dissepolto e valorizzato la conformazione glaciale che si può ammirare a fianco del sentiero.

Proseguo le mia camminata e mi ritrovo sul percorso fatto all’andata. Arrivo al bivio dove svolto a sinistra e scendo lungo il percorso fatto all’andata fino in località Moletta dove attraverso la strada e mi dirigo verso la macchina.

Escursione invernale al Rifugio Oberholz

L’idea di raggiungere il rifugio Oberholz nell’area sciistica di Obereggen ci è venuta dopo aver visto per caso il profilo Instagram della struttura e così abbiamo deciso di andare a visitare il posto.

Dove si trova?

Il rifugio si trova nel nel complesso sciistico di Obereggen. Dall’autostrada A22 Brennero Modena si prende l’uscita di Bolzano Nord quindi si seguono i cartelli per la val d’Ega SS 241 quindi la SS 620 fino a Novale dove si svolta per raggiungere il punto di partenza.

Itinerario

Prima di intraprendere la camminata abbiamo scritto alcune e-mail al rifugio Oberholz per avere alcune conferme. La prima è stata che si poteva raggiungere a piedi e che volendo si poteva scendere con lo slittino partendo dalla Malga Laner.

Arrivati ad Oberggen abbiamo parcheggiato al parcheggio superiore che si trova alla fine dell’abitato. Un signore ci ha accompagnato e indicato dove lasciare la macchina, servizio molto utile per risparmiare tempo ed avere un parcheggio sotto controllo e non un parcheggio selvaggio ed è gratuito, bellissima cosa.

Ci prepariamo, controlliamo di avere tutto nello zaino, chiudiamo la macchina e partiamo non prima di aver acceso il GPS e azzerato i dati della precedente escursione.

Dal parcheggio ci dirigiamo verso il centro abitato e all’unica rotonda alla nostra sinistra notiamo il cartello che indica malga Laner. Seguiamo le indicazioni camminando sulla strada asfaltata in leggera salita. Alla nostra destra troviamo alcuni hotel e case e subito sotto le piste da sci.

Alla nostra sinistra oltre il muretto il bosco e quello che rimane degli alberi che sono stati sradicati dal forte vento che si è abbattuto nella zona a fine Ottobre 2018. Arriviamo alla fine della stradina e ci troviamo sulla pista da slittino. Per un breve tratto la risaliamo a bordo pista quindi alla nostra destra troviamo il sentiero che dobbiamo prendere. 

Il sentiero costeggia la pista da slittino, si cammina in due affiancati senza problemi. Non è molto ripido e in tranquillità si sale. Alla nostra sinistra una staccionata di legno ci divide dalla pista di slittino mentre a destra il bosco. La pista di slittino è illuminata e innevata artificialmente difatti si trovano delle lance per produrre la neve artificiale.  Camminiamo e alzando la testa troviamo la seggiovia che dal parcheggio conduce al rifugio meta della camminata.

Si sale fino ad arrivare alla fine del tracciato dove siamo obbligati ad attraversare la pista. Con attenzione arriviamo dall’altra parte e ci troviamo davanti ad un bivio. A destra si va alla malga dove inizia la pista da slittino, noi andiamo diritti seguendo sempre i cartelli segnavia per la meta della giornata.

 

Seguiamo sempre il segnavia numero 18 e dopo un tratto di sentiero ci ritroviamo a camminare su una strada forestale che sale con pendenza costante. Camminiamo immersi in un bellissimo bosco di conifere e volgendo lo sguardo a destra si vede la forza del vento che a fine Ottobre ha divelto tantissimi alberi, che tragedia.

In lontananza si intravvede il rifugio, una costruzione moderna che svetta sulle piste. Ci togliamo i ramponcini da ghiaccio che abbiamo messo per sicurezza e saliamo la scala verso l’entrata. La terrazza permette di avere una vista a 360° e davvero è difficile spiegare il panorama che si ha da questo punto.

Entriamo il rifugio Oberholz è un gioiello architettonico, un mix tra legno e cemento, il tutto fuso elegantemente. Aspettiamo 10 minuti e quindi ci sediamo e ordiniamo a Mia una ragazza carina e simpatica. Il bere arriva subito e anche i piatti che abbiamo ordinato. Pietanze ben curate e gustose. Abbiamo ordinato questi piatti.

  • Delicato tris di gnocchi al formaggio, agli spinaci e alle barbabietole rosse, 
    servito su gustosa fonduta di formaggio della Val d’Ega
  • Pasta fatta in casa al pane croccante di segale, servita con ragù di selvaggina locale
  • Risotto al pino mugo di Obereggen con mozzarella di bufala e carne di manzo affumicata.

Come dessert non poteva mancare lo strudel servito con la crema di vaniglia tiepida. E’ ora di rientrare verso la macchina percorrendo il percorso fatto all’andata.

Note

Prima di intraprendere l’escursione informativi sulle condizioni del percorso telefonando all’ufficio informazioni di Obereggen o chiamando direttamente il rifugio

Partendo da Obereggen il tempo di percorrenza medio è di circa 2 ore e di circa 1 ora per la discesa. Il dislivello è di circa 530 metri e la quota che si raggiunge è di 2.095 metri.

Vestitevi adeguatamente per la quota che si raggiunge e portate con voi sempre i ramponcini da ghiaccio, sempre utili.